L’integralità della conoscenza nella scuola di Termez
Sunto del discorso del Direttore Generale dell’IRCICA al Forum Internazionale sulla Civiltà Islamica di Termez
Due recenti articoli hanno illustrato alcuni passaggi di un importante evento ospitato dal Centro Internazionale di Ricerca Scientifica Imam Termizi di Termez, Uzbekistan, in onore dei Maestri che hanno dato prestigio e benedizione a tale terra sin dai primi secoli dell’Islam leggi: Un pellegrinaggio alla confluenza dei due mari e La Scuola di Hadith di Termez..
L’evento è rilevante non soltanto in quanto il «primo Forum Internazionale sulla Civiltà Islamica» intitolato «La Scuola di Hadith di Termez: l’eredità degli studiosi e la ricerca contemporanea», ma anche per la varietà e qualità degli studiosi e delle scuole che ha riunito e di cui ci interessa sottolineare la testimonianza di una vitalità di approfondimento, memoria e ricerca di ricadute utili nel mondo attuale per la conservazione delle Tradizioni e la ritrasmissione alle nuove generazioni.
Il mondo islamico ha da sempre coltivato questa propensione a un «metodo scientifico» non avulso da una sensibilità per il sacro, da una lettura simbolica della realtà e da un’apertura all’incommensurabile Basti citare la sintesi storica di al-Tabari, l’apporto alla matematica di Omar Khayyam, le narrazioni di viaggio di Ibn Battuta o il pioniere della moderna antropologia, Ibn Khaldun..
In quest’ottica, presentiamo un sunto dell’interessante intervento del direttore di un altro prestigioso Istituto di studi e ricerche con sede a Istanbul, IRCICA, organo sussidiario dell’OIC (Organizzazione per la Cooperazione Islamica), che ci offre un inquadramento anche storico e di dialogo spirituale tra sapienti musulmani di epoche diverse, superando gli schematismi, a volte troppo radicati nella cultura europea, di una distinzione forzata tra islam exoterico ed esoterico, prima causa di confusione nell’approccio allo studio e alla conoscenza dell’Islam in Occidente.
L’apporto contemporaneo di istituti come IRCICA, il Centro Internazionale di Ricerca Scientifica Imam Termizi di Termez e molti altri nel mondo islamico, testimonia una qualità dell’approfondimento intellettuale che ci auspichiamo possa trovare un corrispettivo anche nella ricerca storica e filologica sulle religioni nel contesto laico occidentale contemporaneo.
Sunto del discorso di S.E. Prof. Mahmud Erol Kılıç, Direttore Generale di IRCICA
Centro Internazionale di Ricerca Scientifica Imam Termizi di Termez, 9 luglio 2026
Onorevoli partecipanti,
è un grande onore essere a Termez, nella terra dei grandi awliya, ulama e mashaikh e culla di grandi tradizioni sapienziali rinomate in tutto il mondo. Nella cornice del Sacro Corano e delle tradizioni del Profeta (sA’ws), i maestri di Termez hanno contribuito a spiegare esaustivamente i principi e gli insegnamenti dell’Islam come aiuto al progresso morale e al successo e benessere spirituale dei Musulmani. Hanno esposto spiegazioni in termini oggettivi, comprensibili con chiarezza alla gente comune. Hanno contribuito in modo fondamentale ad affinare le prospettive riguardo al concetto di conoscenza e all’interpretazione delle fonti della fede, facilitando la loro comprensione alla luce della ragione, della logica e di casi di vita reale. Hanno anche mostrato un approccio inclusivo verso le opinioni teologiche e giuridiche diverse dalle loro. Con questo spirito, introdussero metodi a sostegno dei maqasid al-shariah, riferendosi non soltanto al termine ma anche ai significati in esso impliciti – e agli scopi, intenzioni e ragioni sottostanti le pronunce contenute nelle fonti. Tutto questo senza alcun altro scopo che la giustizia, il bene e il benessere del popolo. Inizialmente, il famoso maestro di fiqh e tasawwuf Abu Abdillah al-Hakim Mohammed al-Tirmizi (m. 932) e un altro di scuola Shafi’ita, Abu Bakr al-Qaffal ash-Shashi (m. 976), sostennero entrambi il principio dell’uso della ragione per indagare accuratamente le ragioni che sorreggono i precetti religiosi.
Hakim al-Tirmizi, un sapiente di importanza intramontabile, analizzò i profondi significati dottrinali (hikma) e i significanti simbolici e intuitivi (ishara) dei testi. Nell’opera Nevâdiru'l-Usûl fî Ma'rifeti Ahbâri'r-Resûl, egli riuscì a sintetizzare pensiero Sufi e commentari degli Hadith sulla base del Corano, prendendo in considerazione tutte le informazioni oggettive disponibili, ivi comprese le narrazioni trasmesse dalle genti che avevano incontrato il Profeta nel corso della sua vita (tra cui i sahabe) e le genti che avevano incontrato questi ultimi (tabiun), insieme a fonti storiche e letterarie. Nella sua venerata opera Khatm al-awliya (il sigillo dei santi), Hakim al-Tirmizi formula una complessa dottrina riguardante la natura della santità e le gerarchie spirituali.
Tra le caratteristiche degli awliya, la distinzione tra ragione e mente da un lato, e la visione spirituale dell’occhio interiore dall’altro, furono in tale contesto articolate in modo sistematico per la prima volta. Egli spiegò che non semplicemente chiunque, ma soltanto coloro che ricercano alla luce della Divina illuminazione, saranno in grado di comprendere i significati trascendenti al di là delle forme, delle parole e delle strutture. La conoscenza raggiunta con questa capacità di visione può condurre alla hikma – alla saggezza, un concetto che egli sviluppa in profondità, tanto da valergli l’appellativo di al-Hakim. La sapienza si può ulteriormente distinguere in sapienza exoterica e sapienza esoterica, dove la prima corrisponde alla saggezza riguardo alle realtà materiali e la seconda riguardo alle nozioni astratte. Riguardo a queste coordinate fondamentali, Hakim al-Tirmizi pose una teoria di 155 domande, che presentò in modo sistematico come banco di prova per coloro che reclamavano di avere raggiunto alte stazioni mistiche. Egli lasciò queste domande senza risposta per mostrare la difficoltà e la delicatezza che una qualunque risposta comporterebbe. Tre secoli più tardi, l’eminente Sufi Muhyiddin Ibn Arabi, che riservò un posto di grande importanza alle prospettive di Hakim al-Tirmizi, intraprese un esteso dialogo spirituale e letterario con lui. Portò a compimento tale eccezionale compito formulando risposte elaborate alle 155 domande di Hakim al-Tirmizi nelle sue Futuhat al-Makkiyya (le Rivelazioni Meccane) nella cornice metafisica dell’Unità dell’Esistenza (Wahdat al-Wujud).
La conoscenza è integrale e tutte le scienze sono interconnesse; nello stesso spirito, i sapienti in questo ambiente erano versatili o generalmente istruiti in tutti i campi. Ma quando fissiamo lo sguardo sull’enfasi e la specializzazione di ciascuno, emerge chiaramente una notevole complementarietà tra di loro. Le specializzazioni dei diversi sapienti si completavano a vicenda, riuscendo in tal modo a coprire tutta la varietà di tematiche e di metodi che completano la più vasta sfera della conoscenza.
Ad esempio, un altro sapiente di cui commemoriamo i grandi contributi è il maestro di Hadith e di fiqh Abu Isa Mohammed al-Tirmizi (m. 892), autore di al-Jami as-Sahih, conosciuto anche come Sunan at-Tirmizi, una delle sei più celebri e universalmente accettate raccolte di Hadith, oltre ad altri lavori, tra cui l’opera, pionieristica nel suo genere, dal titolo ash-Shamail an-Nabawiya. Egli fu educato dall’Imam al-Bukhari. Beneficiò anche dell’Imam Muslim e di numerosi altri maestri, raccogliendo Hadith dai narratori di Termez, del Khorasan, dell’Iraq e dell’Hejaz. La finezza e precisione scientifica con cui selezionava, classificava e discuteva gli Hadith è diventata un riferimento in questa scienza e ha contribuito a numerosi chiarimenti nel tafsir del Corano. Spiegando gli Hadith, egli citava i punti di vista delle differenti vie del fiqh in aggiunta alla propria. Il lavoro dell’Imam Tirmizi dal titolo ash-Shamail an-Nabawiya è una risorsa monumentale che conserva la memoria delle più affidabili descrizioni delle qualità personali del Profeta Muhammad (sA’ws). È interessante notare che quest’opera, ash-Shamail an-Nabawiya, divenne fonte di ispirazione per la forma classica di composizione calligrafica chiamata Hilya ash-Sharif, che simbolicamente ritrae le virtù morali e fisiche del Profeta Muhammad (sA’ws) e che si sviluppò nel contesto dell’arte Ottomana, continuando tuttora ad essere ampiamente utilizzata nella calligrafia islamica classica.
La tradizione sapienziale a Termez continuò, dopo questi due momenti fondamentali, con i contributi di numerosi maestri, commentatori e ritrasmettitori. Questa breve commemorazione di alcuni dei pionieri può essere completata nel modo più significativo accennando a un’altra importante figura, il noto maestro Sufi del XIII secolo Sayyid Burhan ad-Din Muhaqqiq al-Tirmizi (m. 1241). Fu istruito dal Sultan al-Ulama Baha’ al-Din Veled, il padre di Mawlana Jalal ad-Din al-Rumi. Un anno dopo la morte del suo maestro, lasciò Balkh per andare a Konya e divenne il primo mentore di Jalal ad-Din al-Rumi, guidandolo per nove anni durante l’itinerario spirituale che lo avrebbe portato a diventare un mistico di profonda erudizione. Sayyid Burhan ad-Din Muhaqqiq al-Tirmizi è conosciuto come discendente dell’Imam Husayn Ibn ‘Ali (rA’), nipote del Profeta (sA’ws). Era chiamato Muhaqqiq in riferimento alla sua profonda visione interiore nel cogliere l’essenza delle cose, come ne avesse già condotto in precedenza una verifica (tahqiq). Il suo mausoleo si trova a Kayseri, dove morì nel 1241.
رضي الله تعالى عنهم أجمعين
Che Dio l’Altissimo sia soddisfatto di tutti loro.
Con questo, concludo questa breve rassegna di alcuni aspetti degni di attenzione della scuola sapienziale di Termez. Il mio Centro IRCICA segue strettamente gli sviluppi di ricerche e pubblicazioni e dà importanza a ogni progetto di collaborazione per gli studi in questo settore. Auguro successo a questo simposio e vi ringrazio per l’eccellente organizzazione e ospitalità.