Un pellegrinaggio alla confluenza dei due mari
Viaggio in Khorasan e ritorno in Occidente
In questa settimana estiva a Tashkent la chiamata della preghiera islamica che precede l’alba viene fatta alle tre del mattino. Inizia così un nostro pellegrinaggio dalla capitale della Repubblica dell’Uzbekistan verso Termez, una città cha ha ospitato la nascita, la vita e il lavoro di alcuni maestri della dottrina tradizionale islamica, da secoli. Il Centro Internazionale di Ricerca Scientifica Imam Termizi si concentra su decine di maestri che hanno saputo consacrare la loro ricerca intellettuale tramite lo studio approfondito delle tradizioni profetiche del messaggero dell’Islam.
Lo studio dell’autenticità integrale del testo dell’insegnamento e della storica catena di ritrasmissione dei maestri si unisce alla riflessione sui significati e sulle declinazioni sempre attuali di queste antiche tradizioni profetiche. Tra questi sapienti di Termez, al-Tirmidhi, due maestri del nono secolo rappresentano pilastri dottrinali e spirituali per tutta la comunità musulmana: l’imam Abu ‘Isa al-Tirmidhi e l’imam al-Hakim al-Tirmidhi.
Il primo è un’autorità riconosciuta tra i sei imam fondamentali che hanno raccolto le tradizioni canoniche del profeta Muhammad. Il secondo è un’autorità spirituale pioniere nelle meditazioni che articolano la teologia, la cosmologia e l’esperienza interiore. Le sue riflessioni sulla dinamica dell’influenza spirituale, sul processo di unificazione metafisica nella realizzazione delle stazioni dell’amicizia con Dio sarebbero state oggetto di commento secoli dopo da parte di altri maestri come Muhyiddin Ibn ‘Arabi.
Ci sembra di trovarci a Termez alla confluenza dei due mari, il mare della scienza esteriore e il mare della scienza interiore ma questa immagine è troppo schematica se riferita ai nostri due maestri al-Tirmidhi. Infatti, entrambi rappresentano in forme, modi e misure differenti una straordinaria integrazione delle due scienze. E non potrebbe essere diversamente!
A Tashkent abbiamo partecipato al Primo Forum della Civiltà Musulmana: una Via per la Pace, il rispetto e l’Illuminazione. Centinaia di prestigiosi ospiti e relatori internazionali sono arrivati da ogni continente, dal grande imam di Makkah al mufti dell’Australia ad un diplomatico siriano al servizio del Dipartimento di Stato USA, dal Ministro per la Cultura del Pakistan ad un militante pacifista dall’Indonesia, dai mufti del Caucaso e degli Stati dell’Asia Centrale alle delegazioni di esperti di calligrafia e manoscritti dalla Turchia. Dall’Europa una delegazione di donne musulmane russe, la presidente dell’Islam in Finlandia di origine tatara, il presidente di origine marocchina dei musulmani in Germania, il direttore della grande moschea di Londra e il rappresentante dell’Università di studi islamici di Oxford.
Solo venticinque ospiti hanno avuto la possibilità di viaggiare da Tashkent verso Termez prima di convergere tutti per la preghiera del venerdì a Samarqand dove avremmo ritrovato l’imam di Makkah Salih bin Abdullah al-Humaid e il caro amico direttore dell’Istituto Dar al-Hadith del Regno del Marocco. Questa delegazione ristretta verso Termez era guidata dal Ministro degli affari religiosi dell’Egitto Osama al-Azhari con il Ministro degli affari religiosi del Regno di Giordania e il figlio di un grande maestro spirituale dell’India. Insieme abbiamo visitato il luogo di sepoltura dell’imam al-Tirmidhi a Termez, condiviso la preghiera rituale quotidiana del tramonto e recitato l’inizio e la conclusione della sua raccolta di tradizioni profetiche e invocazioni di grazia e benedizioni. Dall’alba al tramonto, un pellegrinaggio a digiuno dalle sollecitazioni e sofisticazioni del mondo apparente.
Onorare la lettura delle opere del maestro come supporto per onorare la luce della profezia. Improvvisamente si accede ad un’attualizzazione e ad una sublimazione dei maestri tramite il loro ricordo e una visita alla loro dimora ultima. Non si tratta di un culto dei santi in ottica devozionale ma di una comunicazione e trasmissione di sintonia nella ricerca spirituale senza cercare pretestuose affinità di carattere personale o emotivo o intellettualistico che degenerano almeno in illazioni fenomeniche.
Nella periferia di Samarqand è stato inaugurato il complesso di edifici per la formazione religiosa che ruota intorno al mausoleo dell’imam al-Bukhari, un’altra fonte autorevole nella raccolta di tradizioni autentiche, fondamento della dottrina e della vita della comunità musulmana e anziano compagno dell’imam di Termez, Abu ‘Isa Muhammad al-Tirmidhi. Un sermone breve anticipa la preghiera comunitaria del venerdì. Davanti a tutti gli illustri colleghi musulmani, l’imam uzbeko, ha scelto, senza falsa modestia, la via della semplicità e della carità per le migliaia di fedeli raccolti per la ritualità: non è la circostanza per dimostrare la potenza dell’eloquio o la ricchezza delle competenze acquisite. Dopo la funzione c’è la visita alla tomba dell’imam al-Bukhari da onorare e il flusso dei pellegrini, dei visitatori continua con molti giovani, coppie, famiglie con figli piccoli, una nuova generazione di musulmani asiatici che è cresciuta a seguito dell’imposizione dell’ateismo comunista e che ha visto risorgere monumenti e studi dedicati al rinnovamento degli antichi maestri delle scienze religiose nell’Islam.
Parole come «Rinascimento» o «Illuminismo» della civiltà islamica dall’Uzbekistan ci lasciano un poco perplessi. Non vorremmo che alcuni parametri della cultura di base della premodernità occidentale venissero riciclati a danno del popolo e degli eredi dei maestri, di ogni tradizione religiosa. Comprendiamo che si tratta di una proposta politica che deve fungere da argine ai fondamentalismi che cercano di manipolare l’essenza della religione trasformandola in una militanza sindacale priva di apertura alla luce della tradizione. Siamo convinti che l’identità di una civiltà non si realizza soltanto per distinzione dalla barbarie ma soprattutto per coerente assimilazione e testimonianza delle sue caratteristiche ontologiche.
Nel caso della civiltà musulmana la sua caratteristica sviluppa un incontro ancora provvidenziale tra la purezza dell’intenzione di essere credente nel Dio Unico con l’obbedienza di leggere e interpretare la Sua Rivelazione. Si tratta ancora una volta di due mari distinti e integrati. La chiave di questa lettura si trova nel cuore che è l’unico strumento in grado di riconoscere il linguaggio universale di Dio nella Sua ultima articolazione e comunicazione linguistica e rituale. La regola offerta per l’uso di questa chiave del cuore si trova invece proprio nello sforzo intellettuale dei sapienti che, seguendo il modello profetico, rinnovano l’accesso simbolico e unitivo alla Verità nella Pace della Conoscenza Santa.
Attribuire ai maestri imam al-Bukhari, imam al-Tirmidhi, imam al-Maturidi, shaykh al-Naqshabandi, shaykh al-Kalabadhi, shaykh al-Suhrawardi il riconoscimento di un’autorevolezza locale o globale, esclusiva o assoluta, non è sufficiente per realizzare il processo di conversione della mentalità e la disposizione alle aperture spirituali utili degli Attributi di Dio. La Via dell’illuminazione non è una appartenenza per affinità elettive che spesso si riduce al nominalismo dei maestri o all’ambizione di un’astratta e inconcludente associazione emulativa persino mascherata da arti o tecniche di recitazione linguistica.
L’imam al-Tirmidhi ci ha insegnato che il linguaggio delle tradizioni interpretato dal Profeta Illetterato ha una sua maieutica spirituale che si conserva anche quando la mente del credente musulmano medita sul significato dell’insegnamento e quando cerca di declinare una corrispondente azione e testimonianza esteriore. E tutto questo concorre ad una realizzazione integrale. Il maestro ci invita ad essere un commentario vivente della Tradizione spirituale, leggendo i versetti che si dispiegano ogni istante nel cuore e facendo lo sforzo di tradurre queste letture in pensieri e opere sante.
Un insegnamento metafisico utile per giovani e adulti musulmani in Occidente.