Liberare e riorientare

Un confronto sull’apporto delle religioni alla Pace

I quattro riquadri del confronto a Tg2 Post: l’Imam Yahya Pallavicini, il ministro Antonio Tajani, il Cardinale Matteo Maria Zuppi e Rav Riccardo Di Segni

Se c’è un tratto comune e distintivo dei numerosi conflitti che minacciano la prosperità dei popoli, questo è l’annebbiarsi dell’intelligenza. Attaccata da un’irrazionalità che ha normalizzato la violenza e l’assurdo e offuscata da un iper-razionalismo che analizza solo la superficie degli eventi, l’intelligenza degli uomini è oggi drammaticamente disorientata. Ma è veramente possibile una pace senza intelligenza? Ed è possibile seguire la ragione senza una ricerca di elevazione sostenuta dalla religione?

Sembra che l’urgenza del momento stia spingendo i decisori politici verso un cambio di rotta e verso la ricerca di nuove soluzioni che vadano al di là della polarizzazione mentale, verbale e militare che anima sempre di più il disordine negli Stati e tra gli Stati.

Il 28 e il 29 luglio si sono svolti a Roma i colloqui dell’Alleanza globale per i Due Stati, co-presieduti dal Ministro italiano Antonio Tajani e dal Ministro saudita Principe Faisal bin Farhan. Durante questi colloqui, che hanno visto la partecipazione di 25 delegazioni, inclusi rappresentanti palestinesi e delle Nazioni Unite, si è cercato di prospettare una via che possa portare alla nascita di uno Stato palestinese che sia riconosciuto da Israele e che riconosca lo Stato di Israele. A testimonianza dell’importanza della funzione di mediazione dell’Italia, il 4 agosto si svolgeranno sempre a Roma i colloqui di pace tra Israele e Libano.

Perché questi colloqui siano delle occasioni di apertura occorre che sia chiarito e ripristinato il rapporto tra la politica e la religione, troppo spesso brandita e pilotata per giustificare mire ideologiche, e che sia rispettata la natura dei popoli per ciò che essi sono veramente. Anche in questo caso sembra che l’orientamento politico non voglia ripetere alcuni errori del passato.

A margine della prima giornata di colloqui di pace, il ministro Tajani è infatti intervenuto in diretta televisiva alla trasmissione Tg2 Post all’interno di un dialogo con Rav Riccardo Di Segni, rabbino Capo di Roma, il Cardinale Matteo Maria Zuppi, Presidente della CEI, e l’Imam Yahya Pallavicini, Vicepresidente della COREIS Italiana e imam della moschea al-Wahid di Milano. Nel corso di questo confronto sono emerse considerazioni utili sul rapporto tra religione e politica e sul sostegno reciproco che esse possono darsi nel raggiungimento della pace.

Nel corso di questo confronto il ministro Tajani ha voluto affermare l’importanza del contributo che le autorità religiose possono dare nel processo di pace e che il dialogo interreligioso costituisce un pilastro imprescindibile nel riconoscimento reciproco.

Le parole del ministro Tajani mostrano di comprendere i danni di una delle inversioni intellettuali alle quali assistiamo sempre più frequentemente: la tendenza della politica a strumentalizzare le dottrine religiose per legittimare azioni che sono estranee alla natura stessa della religione. Il segnale del ministro degli Esteri è dunque incoraggiante perché mostra, al contrario, di voler favorire il naturale dialogo tra le religioni.

Se però la politica ha spesso alterato la religione pro domo sua, è anche vero che alcuni religiosi si sono fatti blandire dalle profferte di alcuni propagandisti. Ecco perché è interessante il richiamo di Rav Di Segni a «scendere dal piedistallo». Il Rabbino Capo di Roma ha infatti sostenuto la necessità di liberarsi da sciocche associazioni mentali che generano la presunzione di poter arbitrariamente distinguere il Bene dal male, i buoni dai cattivi, sulla base di schematismi meramente personali. Allo stesso modo, Rav Di Segni ha ribadito l’importanza di prendere le distanze da ogni forma di estremismo condannandola e isolandola. Certo, non si può coltivare l’ingenuità di pensare che si tratti di un combattimento semplice ma sarebbe altrettanto sciocca la passività fatalista di fronte al male che si infiltra su più livelli. La religione, dunque, come sostegno alla liberazione dai vizi e dalle malattie dell’anima.

In modo concorde l’Imam Pallavicini ha proposto un collegamento tra Spirito e ragione. Perché la ragione sia orientata, occorre che essa sia liberata dagli errori e la funzione delle autorità religiose è proprio quella di placare gli animi senza cadere nella trappola della spirale della provocazione, della violenza, della pigrizia intellettuale. La fratellanza spirituale è tale non se è sentimentale ma se a prevalere è lo Spirito e nasce dalla consapevolezza e dal riconoscimento che siamo tutti figli di un Unico Dio. In questa ricerca di una ragione intelligente guidata dallo Spirito l’Imam Pallavicini ha spiegato come la difesa di un popolo non può avvenire a scapito di un altro, in un moto di generalizzazione e associazione che non ha nulla di intelligente.

Il Cardinale Zuppi, invece, ha fatto riferimento al coraggio di andare oltre le facili soluzioni di compromesso a favore del dialogo autentico che ha, tra i suoi effetti, quello del sostegno reciproco dei credenti nel comprendere che, chi pensa di poter combattere in nome della religione, sta invece andando contro la religione stessa.

Umiltà, intelligenza e coraggio sono dunque i tre richiami provvidenziali che vengono dalle tre autorità spirituali delle religioni del monoteismo abramico e ci ricordano la testimonianza di un profeta comune a Ebraismo, Cristianesimo e Islam: Noè.

Quando Dio inviò Noè, gli uomini erano ormai assuefatti alla propria arroganza e al proprio potere. Dicevano di credere in Dio ma in realtà avevano sostituito alla Sua presenza il culto degli idoli e dei propri interessi. Noè li richiama incessantemente al ricordo di Dio e a una giustizia ispirata da questo ricordo ma viene ignorato e addirittura deriso, anche perché a seguirlo sono prevalentemente persone umili.

Il suo popolo ha perso il senso e il ricordo della presenza di Dio al Quale tutti devono rispondere, e finisce così per assolutizzare la propria potenza e i propri interessi, senza riconoscere alcun limite, nell’illusoria difesa e promozione di un sistema di potere che si è costruito da se stesso e per se stesso. Senza umiltà, senza coraggio e senza intelligenza.

Sull’esempio ispirato di questo profeta si può cogliere l’urgenza di curare certe malattie e di ribaltare la mentalità prima che sia troppo tardi. Il confronto favorito dalla trasmissione Tg2 Post è stato un proficuo esempio di ricerca di sostegno tra religione e politica finalizzato alla ricerca della pace e dimostra come, se la politica sa scegliere degli interlocutori affidabili, la diplomazia può trarne giovamento e il processo di pace può essere facilitato.

L’auspicio è dunque quello di un riorientamento in cui religione e politica non si invadano e non si ignorino, ma riconoscano con chiarezza la distinzione e la complementarità delle rispettive responsabilità: le autorità religiose guidino la ricerca della Verità, il ricordo di Dio e la pacificazione dei cuori e delle anime, senza trasformare la propria funzione in vile strumento di potere o di contrapposizione; i rappresentanti politici, da parte loro, riconoscano e facilitino quest’opera, custodendo e promuovendo la libertà religiosa e il contributo delle comunità spirituali al bene comune, e assumendo come obiettivo la giustizia, la dignità e la prosperità dei popoli che amministrano.

In questo equilibrio, il richiamo al Sacro può restituire al potere il senso del limite e della responsabilità, mentre l’azione politica può creare le condizioni affinché la pace non resti un ideale astratto, ma divenga protezione onesta e coraggiosa dei popoli, riconciliazione intelligente tra le comunità e costruzione paziente, nell’umiltà, di una convivenza giusta.

Il confronto a Tg2 Post tra il ministro Antonio Tajani, l’Imam Yahya Pallavicini, il Cardinale Matteo Maria Zuppi e Rav Riccardo Di Segni

Guarda il confronto integrale nella puntata di Tg2 Post del 28 luglio 2026

Michael Mocci

Michael Mocci

È direttore della rivista on-line Sacrum et Polis. Lavora come professore di Italiano, Latino e Greco nei licei. Si interessa di rapporti tra Oriente e Occidente, dialogo interreligioso e storia del Mediterraneo.