Religione e politica

La Megalomania e la Rabbia minacciano la Giustizia sulla Terra

30 novembre 2023 / Yahya Pallavicini


Riportiamo di seguito la traduzione integrale dell'intervento pronunciato dall'Imam Yahya Pallavicini nel contesto del "R20 Summit of International Religious Authorities (ISORA)" a Jakarta il 27 novembre 2023 sul tema "Religion’s Role in Addressing Middle East Violence and Threats to a Rules-based International Order".


La COREIS Comunità Religiosa Islamica Italiana rinnova la sua gratitudine al presidente Kiai Yahya Cholil Staquf di Nahdlatul Ulama e al G20 Religion Forum (R20) per questo invito a presentare una riflessione sul ruolo delle autorità religiose nella crisi e nel conflitto in Terra Santa e sulle conseguenze minacciose anche per la società occidentale. Un particolare ringraziamento a Holland Taylor e a Timothy Shah del Center for Shared Civilizational Values per l’introduzione e per la prospettiva di questo summit internazionale.

Nel concept note d’invito a questo summit internazionale ci vengono presentate due domande: vogliamo agire favorendo il contributo autentico e dinamico delle rappresentanze religiose come ispirazione di soluzioni piuttosto che di problemi del XXI secolo? Oppure, assistiamo in silenzio alla fine dell’ordine mondiale o, addirittura, scegliamo di collaborare con coloro che strumentalizzano le identità per provocare il tribalismo e monopolizzare il potere e distruggere l’umanità?

Sono venuto dall’Italia e dall’Europa in Indonesia per rispondere che le autentiche rappresentanze delle religioni devono sempre continuare a contribuire insieme a ispirare la declinazione vissuta del proprio patrimonio dottrinale prevenendo e affrontando sia le crisi che le sfide nell’attualità della società e del mondo. Occorre chiarire però che questo contributo religioso, pur dovendosi adattare ai segni di cambiamento nel tempo e nello spazio, non può dipendere dai particolari problemi contingenti o segnali esteriori di violenza umana che si moltiplicano da secoli. Semmai, è vero il contrario, cioè, sono i problemi e le violenze ad essere la conseguenza di una dimenticanza o di una cattiva o squilibrata o parziale interpretazione o associazione con l’insegnamento dei profeti e dei maestri di qualsiasi disciplina spirituale.

La natura di ogni dottrina e comunità sincera e coerente con la propria articolazione religiosa ha un carattere universale che gestisce ogni particolare come ricerca di giustizia, conoscenza e pace. Questo carattere universale della religione unisce e collega tutti i particolari nel mondo visibile all’Ordine Superiore secondo una logica e un linguaggio di armonia sacra ma l’errore umano e, soprattutto, il suo perseverare nell’utopia di coltivare un potere alternativo all’identità della Autorità spirituale provoca il disordine e lo scatenamento di onde inferiori e oscure.

La nostra breve testimonianza di musulmani in Occidente si concentrerà sulla minaccia di una grave crisi intellettuale tra i credenti e i cittadini in Europa e sul conseguente rischio di una perdita di consapevolezza di vita di un’autentica civiltà.

Ciò che ci colpisce nelle numerose manifestazioni popolari che da settimane riuniscono migliaia di cittadini contro la guerra in Medio Oriente è lo slogan ripetuto ossessivamente e con rabbia: Allahu akbar, liberare la Palestina! Questo slogan è diventato talmente virale da sembrare un comandamento che ogni musulmano, per essere veramente tale, deve sottomettersi a urlare. Ci si dimentica un particolare tutt’altro che irrilevante: Allahu akbar è una invocazione religiosa e rituale nella quale il fedele musulmano testimonia la grandezza sublime di Allah, testimonia l’aspirazione di servire per la Sua soddisfazione la concezione immensa della Realtà di Allah, il musulmano testimonia anche la propria subordinata e pacificata accettazione della Maestà di Allah e la ricerca di realizzare un grado di pietà spirituale (taqwa) che protegga il credente dall’errore dell’orgoglio, della presunzione, dell’arroganza, della megalomania e del delirio di onnipotenza, kibriyyah.

La radice di akbar e di kibriyyah è la stessa: la suprema grandezza. Quando questa formula si rivolge ad Allah esprime la Sua infinita grandezza, Allahu akbar, quando, invece, è il superbo ad adottarla diventa una esplosione smisurata di rivendicazione dell’orgoglio individuale. Ora c’è da chiedersi quanti musulmani che gridano Allahu akbar non corrano il rischio di esprimere, con orgoglio e rancore, la manipolazione del vero senso della formula che invocano. Sarebbe davvero paradossale che il Nome santissimo di Allah venga abusato da alcuni dimostranti musulmani nelle piazze di questo basso mondo per inneggiare ad un idolo di giustizia terrena privato della verità dello spirito e della misericordia. Del resto, abbiamo già assistito con sgomento a questo simile uso blasfemo da parte dei terroristi di al-Qaeda quando sgozzavano molti prigionieri musulmani ma anche cristiani in Siria e in Iraq contravvenendo ad ogni possibile regola religiosa del diritto islamico.

Liberare la Palestina! La liberazione da che cosa? Dall’occupazione, dai militari, dalla violenza della guerra, dalla morte e dalla sofferenza, benissimo. Ma vorremmo anche aggiungere che, secondo una prospettiva autenticamente religiosa, la liberazione deve essere soprattutto da qualcosa o qualcuno verso qualcosa di altro e verso Qualcuno di Vero.

Liberazione dal male, dal male dell’ignoranza e della strumentalizzazione criminale e ideologica della religione, la liberazione dalla corruzione della politica che diventa tirannia militante e guerrigliera invece di essere un servizio per il popolo e il suo sviluppo esteriore e interiore. Occorre liberarsi dal male esterno cominciando dal male interno senza speculare sulle colpe o sulle concause o sul numero di vittime o sul livello di atrocità degli altri per occultare l’assenza rilevante di bene concreto, educativo e sociale, offerto al proprio popolo. La liberazione dall’errore, al-munqidh min al-dalal, è il titolo di una opera biografica dell’imam Abu Hamid al-Ghazali che ci insegna che questa liberazione è una liberazione dall’oscurità verso la luce, verso la luce dell’illuminazione Muhammadiana, una luce celeste e primordiale che ci permette di vedere la realtà per ciò che veramente è e di riconoscere soprattutto ciò che è invisibile e che supera il piano ordinario delle apparenze superficiali delle forme. A questa liberazione e benedetta illuminazione aspirano i musulmani devoti e virtuosi come eredi dei compagni del Profeta Muhammad (). Realizzare questa liberazione e illuminazione spirituale potrà avere anche come conseguenza la liberazione dalla corruzione e dalla oppressione ma occorre rispettare questo ordine e non sovvertire le priorità e le proporzioni per ottenere così un risultato contingente che non potrà mai essere la conseguenza di un accordo sul Principio. Liberazione verso il Bene! Un bene comune, non un bene contro l’altro o senza l’altro!

Infine, liberazione della Palestina. Di quale Palestina stiamo parlando? Stiamo parlando della interpretazione politica frutto di accordi recenti mal gestiti e mal rispettati con lo Stato d’Israele da parte delle alternanze di rappresentanza politica in questi ultimi decenni oppure intendiamo la terra che storicamente è stata vissuta dai palestinesi sotto il dominio occidentale, chiamato protettorato britannico, o ancora, si intende la stessa terra ma sotto il califfato ottomano per tre secoli dal 1500 AD? E qualsiasi di queste ipotesi dovrebbe sempre escludere la piena dignità per cittadini e credenti ebrei di vivere e praticare la loro religione, di visitare liberamente la città della tomba di Abramo e Gerusalemme? E questo genere di domande non potrebbe essere rivolto anche ad altre regioni in conflitto, includendo anche l’invasione e la guerra che continua da due anni in Ucraina e che separa e vede combattere cristiani ortodossi del patriarcato di Mosca contro i loro fratelli della chiesa di Kiev?

Alcuni cultori della tradizione ci ricordano che Kiev può essere considerata la terza Roma, altri filosofi ci propongono di sostenere la loro proposta di un nuovo Stato di Gerusalemme per tutti i cittadini di ogni cultura semita e religione monoteista. Le speculazioni sul simbolismo di alcune città si contrappongono al riconoscimento della funzione dei centri spirituali e l’ideale della propria eternità si contrappone all’accettazione della propria escatologia. Pensare in grande e fare parallelismi in modo pragmatico si contrappone a meditare sulla infinita Misericordia e Metafisica di Dio. È questa megalomania nell’individuo che gli impedisce di agire con carità e che provoca solo distruzione e miseria.

Facciamo attenzione a non confondere la liberazione di un territorio con la liberazione da un fratello e a non confondere il nemico con il vicino pur di non ammettere che ci sono errori ben più gravi da correggere nella propria casa e per il bene di ogni famiglia, popolo e dell’unità della civiltà. In nome di quale vero Dio o vera religione si legittimano invasioni o guerre o si organizzano massacri e rapimenti, ritorsioni o vendette? Quale fede ci potrà mai essere nel collezionare armamenti e sfruttare la tecnologia per continuare a combattere per anni senza alcun successo, neppure territoriale? Che umanità e con quale mentalità troveremo in Medio Oriente e in Europa e nel resto del mondo, domani?

Il mio maestro, shaykh Abd al-Wahid (), mi insegna che l’umanità deve prepararsi alla fine di un mondo, la conclusione di un ciclo della terra, prima che la creazione di Allah possa determinare il rinnovamento di un nuovo ciclo, un nuovo tempo e un nuovo spazio, per una rigenerazione della civiltà. La scomparsa della civiltà precedente sarà anticipata dalla miseria della fede e della mentalità, gli abitanti della terra saranno incapaci di ricordare Dio e di sopravvivere scoprendo il costante mistero nel rapporto con la Sua santa presenza in ogni segno esteriore e interiore, visibile e invisibile.

La riflessione e la contemplazione di Dio saranno sostituiti artificialmente dall’avidità territoriale, dall’attaccamento individuale alla suggestione del potere materiale sulla terra, tramite lo sfruttamento delle risorse naturali e l’ossessione per una posizione sociale. Per realizzare questo attaccamento l’uomo si impadronirà e tradirà la rivelazione celeste per turbare e conquistare le anime della gente. La dottrina spirituale verrà occultata e il dominio del mondo sarà conteso in un dibattito antitetico tra due polarizzazioni orizzontali assolute, tra sordi e ciechi, persone senza intelligenza né sensibilità, che saranno in competizione in modo infantile e viscerale, istintivo ed emotivo, per l’interpretazione ideale e tribale della ragione. La luce dell’intelletto illuminerà solo poche eccezioni nelle comunità dei credenti e tra le persone di vera fede.

Consapevoli di questi segni dei tempi escatologici, ringraziamo questo modello di civiltà tradizionale di Islam che da Oriente, dal sud-est Asia arriva fino al nord-west Europa, dagli ulama di milioni di musulmani in Indonesia che invitano una minoranza di musulmani da Occidente. Questa collaborazione intra-religiosa e fraterna ci sostiene intellettualmente in un confronto onesto e profondo e in uno sforzo di testimonianza di giustizia per gente che sa ancora sentire, vedere e agire con il cuore.

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