Dai fiumi al mare

Dal Tempio di Salomone alla Moschea di San Diego

Veduta di Gerusalemme con la Cupola della Roccia e la moschea al-Aqsa

Nei giorni del Pellegrinaggio, e in coincidenza con la festa ebraica di Shavuot, occorre approfittare del temporaneo silenzio delle armi per incoraggiare gli uomini e le donne di fede a riappropriarsi del senso e del significato di una martoriata Gerusalemme, oggi, apparentemente, epicentro di guerre e violenze anziché bene per tutta l’umanità.

Il noto sapiente musulmano del XV secolo al-Suyuti, nella sua Storia del Tempio di Gerusalemme, così scrive, nel capitolo quinto, a proposito della Roccia del Sacrificio, oggi cuore della Moschea della Roccia:

Da Abu Huraira, dal Profeta di Allah (). Egli disse che le acque dolci e le brezze fertili procedono da sotto la roccia della Baytu-l-Muqaddas. anche da Abu-Ibn-Kaan, che menziona il santo versetto «Abbiamo condotto lui, e Lot, in sicurezza a una terra nella quale benediremo tutto il mondo» Surat al-Anbiya’, v. 71.. Questo versetto allude alla Siria, e all’acqua doce che sgorga da sotto alla Sakhra della Baytu-l-Muqaddas.

Un altro scrittore dice che da sotto la roccia della Sacra casa scorrono quattro fiumi del Paradiso: Seehan e Geehan, e al-Niyl e al-Furaat.

Ora, Seehan è il fiume di Balhk - l’Oxus, nel Khorasan, Geehan è il fiume Tigri; al-Niyl è il Nilo egiziano e al-Furaat è l’Eufrate, il fiume di Kufa.

Inoltre, tutta l’acqua che i figli degli uomini bevono, è derivata da questi quattro fiumi, che scorrono da sotto la Sakhra (la roccia).

Ancora, da Ibn Abbas (): Allah ha fatto scendere cinque fiumi del Paradiso sulla Terra: Seehan, che è il fiume dell’India, e Yihun, che è il fiume di Balkh; e al-Furat e al-Dijlat che sono i fiumi dell’Iraq; e al-Nil, che è il Nilo d’Egitto.

Tutti questi sgorgano da una fonte, che è essa stessa una delle fonti del Paradiso. Furono portati dalle più remote profondità del Paradiso sopra le ali di Jibril. Furono deposti da lui sopra le montagne; e Allah li fece scorrere sulla Terra, e li donò come servizio e beneficio per gli uomini nei loro vari scopi della vita. Al-Suyuti, History of the Temple of Jerusalem, Cambridge University Press, capitolo V. Traduzione dall’inglese. Corsivo del testo.

Queste espressioni, oggi interpretate alla lettera da una scienza senza sapienza, possono essere intese soltanto se si riesce nello sforzo di una visione interiore, che permetta di guardare il mondo dal di fuori e dall’alto, in una prospettiva divina e metafisica.

La logica della geografia sacra non è infatti quella delle «prove misurabili» ma piuttosto quella di una efficacia rituale e simbolica, conoscitiva e unitiva.

Ed è proprio a questa efficacia del ricordo innato della vera natura delle cose che, in fondo, si oppone la pervicacia, oggi impropriamente definita «scientifica», di negare ogni spazio alla provvidenza e a una qualsiasi apertura verso una logica superiore, quella dell’Intelletto divino.

Così, nella logica della geografia sacra, Gerusalemme è depositaria della fonte che nutre, purifica e disseta le creature di tutta la Terra. C’è bisogno di negare una simile evidenza spirituale?

Certo, in questa prospettiva, la «Terra Santa» smette di essere un fazzoletto di terra resa fertile dall’ingegno umano, ma ritorna ad essere, col dispiegamento di fiumi nei diversi continenti, simbolicamente tutta la terra, laddove «eletta» è allora tutta l’Umanità, fintanto che sia grata dei favori ricevuti e discesi dal Cielo.

Nel suo esilio dall’idolatria del re Nimrod, tra i fiumi della Mesopotamia, il profeta Abramo raggiunge «il Nilo d’Egitto», come lo chiama al-Suyuti, e qui Abramo e Sara otterranno la compagnia e l’ausilio di Agar, futura madre di Ismaele.

Insieme, convergeranno alla Sorgente di questi fiumi. In corrispondenza della Fonte, Abramo sarà chiamato alla prova del sacrificio di un figlio.

Nella travagliata epoca dei Re, Davide comincerà e Salomone porterà a compimento la costruzione del Tempio.

Sulla sua spianata, nel VII secolo d.C., il profeta Muhammad, discendente di Ismaele, sarà condotto su una cavalcatura miracolosa dal recinto della Ka’bah alla base del Tempio di Gerusalemme, e da qui ascenderà ai Cieli, incontrando, Cielo dopo Cielo, tutti i Profeti.

Prima di lui, un altro Profeta era salito ai Cieli per restarvi senza più discendere. Si tratta di Idris, Enoch nella tradizione ebraica e cristiana, «settimo dopo Adamo», dice la Bibbia.

Durante l’ascensione (mir’aj) del Profeta Muhammad, nel luogo dove oggi si trova la moschea al-Aqsa, proprio il profeta Idris, nel quarto Cielo, saluta Muhammad come «il Profeta atteso».

Ecco un’altra chiave che suggerisce una lettura di Gerusalemme «nel verticale» della comunicazione tra Cielo e Terra, piuttosto che «nell’orizzontale» dei vani progetti urbanistici o rifondazionisti o delle contese etnico-territoriali.

Soprattutto, la presenza delle moschee, giustificate dalla consacrazione del luogo di un’ascesa riepilogativa di tutto il ciclo della Profezia dal primo uomo Adam fino a Muhammad, ricorda il carattere antitetico a una chiusura etnica o geografica, di cui, se non bastasse l’ampiezza incontenibile dei fiumi, è testimone già il popolo che insieme a Salomone edifica il tempio.

Si dice infatti che la festa di Sukkot, la festa delle Capanne, legata alle celebrazioni dell’inaugurazione del Tempio, prevedesse come elemento indispensabile tra le ritualità della settimana l’ospitalità di uno straniero. Così come ci si immagina straniero l’«ospite inatteso», o meglio l’«ospite atteso», del posto vuoto alla tavola di Pesach, imbandito per il profeta Elia, anch’egli asceso al Cielo «in un carro di fuoco».

Narra ancora al-Suyuti:

Sappi che l’origine della fondazione del muro della Moschea Al-Aqsa, che la circonda da tutti i lati, era già definita e disposta prima, dall’inizio dell’edificazione del Tempio.

E’ detto che Davide per prima cosa costruì le fondamenta e le pietre angolari della Casa, e poi la parete; ma tutto ciò crollò. Allora Dio disse che essi dovevano essere acquistati dal proprietario; [...]

Un altro commentatore, tra molte altre cose, dice che David si accordò con tutti tranne un uomo per farsi cedere il terreno, e anche che era un precetto divino che, quando una cosa fosse dedicata a uso sacro, non potesse tornare a un uso secolare.

Perciò David costruì il Muro come confine. Aggiunge che costruì la porta della Misericordia all’interno e la porta del Castigo al suo esterno.

Un muezzin della Baytu-l-Muqaddas osserva, dal Corano, che la Valle di Hinnom era anch’essa oltre i recinti. [...]

Il Profeta stesso dice che l’Inferno costituisce una zona chiusa del mondo, chiusa da tutti i lati, e il Paradiso si trova oltre ad esso. Il ponte al-Sirat, sulla Gehenna, forma il sentiero verso il Paradiso. History of the Temple of Jerusalem, cap. VII.

Dal Tempio di Salomone al Profeta Muhammad, l’unico vero carattere dei Custodi della Terra Santa è la difesa di una comunicazione tra Cielo e Terra, e del ricordo dell’origine unica dell’Umanità.

In questi giorni si assiste a demolizioni e ricostruzioni di una fasulla «economia della distruzione creatrice» Se ci è permesso prendere pretestuosamente a prestito il nome di una teoria portata alle glorie del Premio Nobel per l’economia nel 2025. che vorrebbe sostituire la geografia sacra e il suo valore di nutrimento spirituale e simbolico, con una nuova geografia pseudosimbolica, museale e turistica, senza alcuna reale corrispondenza con le figure sacre che vorrebbe rievocare.

Il simbolismo di un proprietario che si rifiuta di cedere il terreno, dovrebbe richiamare al timore dell’unico vero Proprietario, unico vero detentore di ogni scienza, senza il cui consenso nessuna compravendita di favori e nessuna costruzione possono andare a buon fine né rappresentare un beneficio, nemmeno per la migliore delle comunità.

Dai fiumi della Sacra Roccia al mare dell’Oceano Pacifico di San Diego, è più che mai urgente, per chiunque abbia a cuore la dignità del genere umano, liberare le religioni tenute in ostaggio o in detenzione dalle convenienze politiche di una visceralità di massa, portatrice di odio e violenza, proteggendo il diritto alla vita dei popoli e i luoghi di culto di tutte le religioni, stazioni di ristoro e ridistribuzione dell’«acqua dolce» dei fiumi del Paradiso.

Mulayka Enriello Croce