Autorità spirituale e potere temporale
In occasione della festa di Purim che si celebra in questi giorni, la Fondazione Oasis, polo di ricerca e di dialogo promosso dal Cardinale Angelo Scola, arcivescovo emerito di Milano, ha pubblicato sul proprio sito un articolo di commento del professor Martino Diez, direttore della Fondazione e docente di Storia dei Paesi islamici all'Università Cattolica di Milano, dal titolo Purim, l'uso politico della religione. L'articolo del professor Martino Diez.
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Segnalo a Sacrum et Polis e commento con gratitudine questo articolo pubblicato dalla Fondazione Oasis e scritto dal professor Martino Diez, docente dell’Università Cattolica di Milano.
Sinceri complimenti per questo articolo al professor Diez che ci aiuta a discernere tra letture dei testi sacri coerenti con la sensibilità spirituale, la tradizione dottrinale e la finalità religiosa e altre interpretazioni che manipolano e confondono il sacro con il profano. C’è molto bisogno, sia in ambito accademico che in ambito sociale di questa chiarezza di prospettiva. Diversamente la speculazione e la mistificazione della dottrina religiosa per volgari abusi di propaganda e di legittimazione di azioni tiranniche e metodi di sterminio dei popoli rischia di provocare non solo disordine ma anche un danno alla fede e al sano intelletto delle persone.
Spesso si tende a dire che non bisogna fare un uso politico della religione. Siamo d’accordo. Altri pensano di doversi schierare a scelta dalla parte dei giusti o delle vittime millantando di essere la bella Ester o il suo nobile zio Mordechai e accusando l’altro di essere sempre il cattivo ministro Aman. Si crea così una artificiosa e infantile polarizzazione e ci si dimentica che la fine della narrazione biblica e la festa di Purim celebrano insieme la conversione del re persiano, la mediazione efficace di Ester e la salvezza della comunità ebraica dalla cattiveria del ministro.
Il primo errore è quello di associarsi pretestuosamente con una parte e associare l’altro interlocutore con un’altra parte avversa. Così, bene e male, verità e falsità, vita e morte, diventano “parti” grossolanamente associati ad un solo individuo o ad un partito esclusivo in conflitto per distruggere l’altro individuo e l’altro partito. Il secondo errore è la presunzione e l’arroganza nella prova di forza nella capacità di distruzione e sterminio. La barbarie consiste proprio in questa ossessione e limitazione della facoltà intellettuali che non prevede altro istinto o metodo di sopravvivenza se non la soppressione del fratello o della sorella, della loro famiglia, della loro comunità, del loro popolo. Della narrazione biblica si perde tutta l’universalità delle qualità di sovranità, servizio, bellezza, rappresentanza, mediazione, conversione, coerenza, sacrificio, salvezza e gioia comunitaria, l’unica cosa che sembra rimanere per essere estremizzata è l’accanimento per l’impiccagione del cattivo ministro come capro espiatorio assoluto. La cosa grave di questa perversione è l’inversione rituale: si sostituisce il senso simbolico e religioso del sacrificio con un processo di demonizzazione generalizzata e di purificazione umanitaria, ci si arroga il diritto di un esercizio del castigo divino come campioni di un impulsivo giustizialismo fazioso mentre, in realtà, coloro che agiscono in questo modo sono ben al di fuori della grazia di Dio!
Ma torniamo alla necessaria distinzione tra religione e politica, tra maestri spirituali e amministratori della cittadinanza. I campi di lavoro e i ruoli dei saggi e dei governanti sono differenti e non vanno confusi. Ma la collaborazione per il bene comune è fondamentale per la qualità della vita e della società. Il vero problema non è soltanto la strumentalizzazione del sentimento religioso per l’ideologia di un grottesco nazionalismo. Il problema peggiore è la mistificazione dell’identità e della finalità sia della politica che della religione con la conseguenza di alterare la natura della terra e anche di profanare il ricollegamento al mondo superiore di ogni credente, di qualsiasi religione. La crisi non è più soltanto nella separazione diabolica tra la dimensione trascendente e immanente, nella viscerale opposizione ad una prospettiva metafisica e spirituale della vita ma la crisi dilaga nella confusione tra ciò che è Assoluto e ciò che è relativo, tra ciò che è veramente divino e ciò che è umano.
Per questo l’articolo del professor Diez diventa ancora più importante: perché ripropone il richiamo alla preparazione dell’avvento del Messia, il ritorno di Gesù atteso da cristiani e musulmani alla fine del ciclo di un mondo, come giudice e maestro di vera Pace “non come la dà il mondo”. Secondo alcuni maestri musulmani il Messia sarà anche il simbolo realizzato dell’unità dei due poteri, quello spirituale e quella temporale, il rappresentante di una sintesi della scienza interiore e del servizio di gestione esteriore. La sua presenza spirituale farà scomparire i falsi veli che hanno corrotto il mondo, occultato i cieli e intossicato le menti e le anime degli individui. Siamo certi che ebrei, cristiani e musulmani, rabbini, sacerdoti e imam, a Gerusalemme e nel resto del mondo ancora sopravvissuto alle onde dell’oscurità, sapranno prepararsi a questa Ora, a questo incontro e a questo dialogo sull’essenza, sulle forme e sul segreto del Monoteismo e della Misericordia di Dio.
Forse occorre riposizionare alcune passioni e malattie dell’anima, superare antichi rancori per l’esilio o il fascino nostalgico per il potere di una “monarchia” faraonica o pagana o tribale, tre espressioni cronicamente in antitesi alla famiglia di Abramo e ai suoi autentici eredi ebrei, cristiani e musulmani che sanno ancora coltivare la fedeltà al Principio e alla ortodossia della dottrina e della vita religiosa nel mondo di Dio.