Il fuoco sacro all'origine delle Olimpiadi
Non solo sport e geopolitica, alle origini delle Olimpiadi c’è molto di più
Con la cerimonia di chiusura svoltasi ieri a Verona si concludono le Olimpiadi invernali che l’Italia ha ospitato. Le Olimpiadi sono un evento di grande importanza nella storia occidentale e che ha con il tempo assunto una rilevanza mondiale. Non si tratta dunque di un semplice fenomeno sportivo ma, se si risale alle origini dei giochi olimpici, si scopre che c’è molto altro e molto di più. Certo, i giochi di oggi non sono quelli dell’antica Grecia ma una riflessione sulla nascita delle Olimpiadi può essere d’aiuto non tanto come esercizio storico ma come aiuto alla comprensione del fatto che tutti gli aspetti della vita civica non sono dissociati tra loro ma sono in principio tutti collegati a una dimensione più elevata.
L’istituzione delle Olimpiadi, che risale alla storia della Grecia antica, è un fatto così rilevante da costituire l’unità di misura del calendario greco. Uno dei modi di datare gli eventi era infatti quello di misurarli rispetto al 776 a.C., data della prima Olimpiade.
I giochi vengono istituiti per ricordare una dimensione perduta di comunione tra l’umano e il divino e come richiamo a quella primordialità che tutte le civiltà hanno inteso ricercare e ripristinare collettivamente nell’aiuto e nel concorso reciproco. La pòlis, nasce proprio come società il cui scopo è quello di convogliare tutte le sue varie componenti dalla diversità, e attraverso questa, verso l’Unità del Bene. Questo Bene non è soggettivo, ideologico o filosofico ma trascendente e metafisico. Per questa finalità tutti gli aspetti della vita cittadina, nessuno escluso, costituiscono un imprescindibile supporto. Plutarco afferma infatti che “Gli antichi istituirono i giochi non solo per la virtù ma come memoria dell’ordine divino” De defectu oraculorum, 5.. La comunità, dunque, anche nei giochi, cerca un supporto di sostegno all’anelito primigenio verso il divino. Questo è l’elemento fondativo delle Olimpiadi e in ciò risiede il legame tra pòlis e giochi olimpici.
Se è vero che l’itinerario della fiaccola olimpica è un’invenzione moderna, è altrettanto vero che a Olimpia, come in tutte le poleis, ardeva costantemente un fuoco, che non era quello sottratto con arroganza da Prometeo, ma quello della vitalità spirituale che ricordava a ogni città il costante ricollegamento al Principio.
Lo spazio in cui si svolgono i giochi è uno spazio sacro e il tempo dei giochi ha uno statuto diverso rispetto ad altri momenti del calendario. La sospensione delle guerre e delle ostilità che avveniva nel corso di queste manifestazioni, non era infatti una tregua pacifista e nemmeno un modo di prendere tempo in vista della ripresa delle guerre. La priorità è onorare il tempo e rinnovare il ricordo di quell’ordine da ritrovare e, rispetto a ciò, tutto il resto è gerarchicamente inferiore. Anche gli antichi perdono progressivamente il ricordo di questa natura dei giochi e numerosi sono i pensatori che sentono la necessità di ribadire il carattere sacro che era all’origine dei giochi olimpici. Platone, ad esempio, ricorda che ogni agone deve essere sacro Leggi, VII, 803e–804a. e Cicerone sostiene che a Olimpia non si va solo ad ammirare i giochi ma per scoprire la religio e la pietas Tusculanae disputationes, II, 17..
Tutto ciò non escludeva e non esclude l’aspetto sportivo e competitivo, anzi, lo include in una prospettiva verticale e dunque lo nobilita.

Platone istituisce una similitudine tra la preparazione dell’atleta alla competizione e quella dell’uomo proteso alla ricerca della Verità. Ciò che accomuna questi due sforzi è il fatto che “non è possibile senza allenamento e senza una disciplina rigorosa giungere alla Conoscenza più grande” Repubblica, VI, 503d-504a..
Pratica, metodo, sobrietà, obiettivo, pazienza, umiltà, accettazione, costanza, rigore e adattamento, vittoria e sconfitta. Stiamo ancora parlando semplicemente di sport?
La cura che colui che deve gareggiare ha per la preparazione della gara non ha niente a che vedere con l’individualismo e l’ossessione per l’esteriorità ma è un esercizio (askesis in greco) da cui deriva la parola ascesi che porta al perfezionamento, alla pratica della virtù e all’orientamento verso il Bene che coinvolge ogni aspetto della vita.
Tutto questo non è praticabile con tracotanza ed egocentrismo come insegna la comune radice delle parole agone e agorà: è il concorrere condiviso verso il medesimo obiettivo che stempera le tensioni individuali e le mette a frutto, permettendo alla collettività di beneficiare, in modi diversi, del contributo di testimonianza che ogni membro della pòlis dà. Quando questa dinamica virtuosa si interrompe, gli atti si pietrificano e quando una civiltà conclude il suo ciclo, gli elementi vitali che la caratterizzavano scompaiono e ciò che sopravvive di essa sono solo elementi folkloristici. Così quando i giochi olimpici perdono definitivamente il loro senso originario e divengono una mera manifestazione di spettacolo, l’imperatore Teodosio ne decreta la conclusione.
Oggi si parla molto delle Olimpiadi ma il modo con cui vengono trattati i vari temi negli ultimi tempi è tale da appesantirli e coprirli con una caligine che impedisce di vederne la vera natura e di beneficiarne appieno. Così, anche per le Olimpiadi, le considerazioni di ordine politico, securitario ed economico sono prevalenti al punto che sembra quasi che non si tratti nemmeno di un evento sportivo e che si sia dimenticata l’origine di questa manifestazione. Aver ospitato le Olimpiadi è stato allora per l’Italia una grande onore e al tempo stesso una felice occasione di riscoperta di questa primordialità che è alla radice dei giochi e di quel fuoco sacro con cui non si può scherzare, che non si può mai manipolare ma di cui si dovrebbero cercare il calore e l’illuminazione a beneficio di tutta collettività.