Dalla Terra Santa un richiamo al coraggio della Pace
Il Custode della Terra Santa, frate Francesco Ielpo, dalla città di Gerusalemme ha inviato un messaggio di accompagnamento e augurio per il nuovo anno 2026 con un invito alla conversione dei cuori e alla ricerca di una sincera intenzione verso la Pace.
Frate Ielpo ha articolato il suo messaggio sulla base di tre ricorrenze, due relative alla data del 1 gennaio e una relativa all’anno 2026. Il giorno che sancisce l’inizio del nuovo anno secondo il calendario gregoriano è infatti il giorno in cui si celebra la solennità di Maria Santissima e in cui ricorre la Giornata della preghiera per la Pace. Il 2026 è invece l’anno in cui ricorre l’ottavo centenario del trapasso da questo mondo all’Altro di San Francesco d’Assisi.
Frate Ielpo ha ricordato che Maria, “vissuta in una terra di rivelazione”, rappresenta un modello attuale di maternità, di cura e di assistenza e che fu un costante riferimento per San Francesco che le ha dedicato alcune meditazioni nei suoi scritti e nella Regola dell’Ordine dei frati minori.
Maria e San Francesco, la Pace e la Terra Santa. Come attualizzare questi preziosi riferimenti che frate Ielpo menziona da Gerusalemme, in lingua italiana?
Maria è un modello universale di trasparenza intellettuale ed essenziale. Nel timore di Dio sa riconoscere i Suoi segni, si sottrae alle volgari mediocrità e alle calunnie di chi cercava lo scandalo, ma non si estrania dal mondo, dalla sua famiglia e dalla sua gente. Nel vivere la maternità, insegna a vivere il miracolo della vitalità dello Spirito e della vita.

Francesco si recò in quell’Oriente in cui Maria visse e partorì Gesù, e anche di fronte a chi lo screditava, fu testimonianza vivente dell’Unicità di Dio e della fratellanza in un contesto di conflitto. Tornò in Occidente trasformato per potersi dedicare al servizio della sua comunità e per continuare a seguire con umiltà l’esempio del modello cristico, in un’epoca di grandi cambiamenti e stravolgimenti. Nella sua Regola scrive: “Consiglio poi, ammonisco ed esorto i miei frati nel Signore Gesù Cristo che, quando vanno per il mondo, non litighino, ed evitino le dispute di parole, né giudichino gli altri; ma siano miti, pacifici e modesti, mansueti e umili, parlando onestamente con tutti, così come conviene”. Alla ricerca di questa trasformazione e di questo allontanamento dalle dispute fa forse riferimento frate Ielpo quando esorta i fedeli ad avvicinarsi alla Terra Santa tramite il pellegrinaggio e la visita ai luoghi sacri di una “terra di rivelazione”.
La trasparenza di Maria e l’umiltà di San Francesco che operano nel mondo sono i simboli universali di una ricerca – come la definisce frate Ielpo – della “pacificazione dei cuori”. Questi due modelli sono ancora e sempre attuali nella possibilità di ricerca della Pace con umiltà e intelligenza in un momento storico in cui la volontà di potenza e di seminare la guerra o la volontà di impotenza e di proclamare un pacifismo di facciata paralizzano i popoli e seminano la discordia. La conseguenza devastante di coltivare il conflitto è la rottura delle comunicazioni tra gli uomini e l’apertura di “ferite che riguardano i rapporti, che riguardano una fiducia ferita, che riguardano relazioni ferite, che riguardano una fraternità e una familiarità ferite”, come frate Ielpo può osservare da Gerusalemme. Se non si inverte la rotta, queste ferite saranno sempre più difficili da rimarginare.

Colpisce che nel suo messaggio il Custode della Terra Santa faccia riferimento alla necessità di una ricerca della Pace che sia “perseverante” e che “non disperi dei fallimenti”. In questa esortazione frate Ielpo aiuta a dissipare alcune confusioni e a chiarire la direzione verso cui volgere la speranza. Da una parte, infatti, ci ricorda che la Pace non si raggiunge passivamente ma, al contrario, richiede una determinazione e un coraggio, consapevoli dell’urgenza, che nulla hanno a che vedere con la cieca ostinazione di chi vuole asservire il mondo ai propri disegni.
L'Anno Giubilare della Speranza, iniziato il 24 dicembre 2024, si concluderà il 6 gennaio prossimo e rappresenta un tempo sacro di rinnovamento, riconciliazione e conversione, incentrato sul tema della "Speranza", che non è un sentimento ma una virtù teologale, non è un’attesa indolente ma una fiducia proattiva e operativa verso la provvidenza. San Paolo invita a "Sperare contro ogni speranza" (Romani 4,18), cioè ad avere fede e speranza anche quando ogni logica umana suggerirebbe il contrario.
Dall’altro lato il messaggio di frate Ielpo richiama al discernimento di non illudersi di fronte a facili soluzioni e ad accettare “i fallimenti” senza che questo significhi cedere all’arrendevolezza. Essere agenti di pacificazione non significa essere gli inventori di una tecnica innovativa o della soluzione risolutiva di tutti i problemi del mondo, ma essere strumenti di Pace, consapevoli che la vera pacificazione “è quella realizzata dalla Grazia di Dio e non dalle nostre capacità”, seguendo il modello del coraggio e dell’umiltà di Maria e di San Francesco. È a partire dalla conversione dei cuori che si possono realizzare opere utili alla pace e al risanamento delle ferite delle relazioni tra popoli.
Frate Ielpo ha aperto e concluso il suo messaggio con due auguri particolari: Pax vobiscum, “Che la Pace sia con Voi” e Pax et Bonum, “Pace e Bene”. La prima espressione è il modo con cui Gesù ha salutato gli apostoli dopo la sua resurrezione. La seconda era la formula di saluto caratteristica della predicazione di San Francesco. In queste due benedizioni di poche parole c’è l’auspicio di un nuovo ciclo di rinnovamento delle mentalità e dei cuori che parte dalla circostanza degli auguri per l’inizio di un nuovo anno solare. La Pace, infatti, si realizza innanzitutto a partire da un orientamento, da un’intenzione, cioè un tendere verso il Bene, alla quale aspirare nella speranza e nell’umiltà di rispondere a questo saluto di benedizione.